INSEDIARE L’ATTIVITÀ DI IMPRESA ALL’ESTERO – SEDE OPERATIVA (BRANCH) O SOCIETÀ ESTERA CONTROLLATA (SUBSIDIARY)

INSEDIARE L’ATTIVITÀ DI IMPRESA ALL’ESTERO – SEDE OPERATIVA (BRANCH) O SOCIETÀ ESTERA CONTROLLATA (SUBSIDIARY)

settembre 9, 2018 Consulenza aziendale Internazionalizzazione aziendale Normativa europea Normativa italiana 0

Molte PMI italiane, in una certa fase di sviluppo, valutano la possibilità di insediare impresa all’estero. La decisione mira alla conquista dei nuovi mercati e l’accrescimento del fatturato. I fattori che vanno presi in considerazione quando valutiamo l’insediamento dell’impresa all’estero sono le norme vigenti nel paese di destinazione ed il livello di rischio del business sul quale lavoriamo. 

Una variabile fiscale di solito assume un ruolo molto importante nell’ambito dell’internazionalizzazione aziendale e in questo caso occorre analizzare molto bene le norme tributarie nei rapporti internazionali, innanzitutto nell’ambito anti-elusivo. Ecco le più importanti differenze nelle norme tributarie che debba considerare un imprenditore italiano desiderando avviare un’attività imprenditoriale all’estero sotto forma di una stabile organizzazione o di una società partecipata. 

Le imprese italiane che decidono strutturarsi all’estero possono scegliere tra:

Ciascuna di queste forme comporta per l’imprenditore diverse conseguenze legali, fiscali e contabili.

STABILE ORGANIZZAZIONE (ING. BRANCH). Insediamento dell’impresa all’estero tramite stabile organizzazione. 

Nell’ordinamento italiano, la nozione della SO (stabile organizzazione) è disciplinata dall’art. 162, commi 1 e 2 Tuir.

La nozione stabile organizzazione comprende in particolare:

a) una sede di direzione;
b) una succursale;
c) un ufficio;
d) un’officina,
e) un laboratorio;
f) una miniera, un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava o altro luogo di estrazione di risorse naturali (…), un cantiere di costruzione o di montaggio o di installazione, ovvero l’esercizio di attività di supervisione ad esso connesse (nel casi di cantieri o attività che si protraggono per più di 6 mesi).
f-bis) una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso.

Dopo le ultime modifiche, all’articolo 162 del Tuir, comma 2, è stata aggiunta la lettera f-bis. La modifica prevede che l’espressione «stabile organizzazione» comprende: “una significativa e continuativa presenza economica nel territorio dello Stato costruita in modo tale da non fare risultare una sua consistenza fisica nel territorio stesso”.

La stabile organizzazione è dotata di un codice fiscale e di una partita IVA che la identifica nello Stato in cui opera. Tale entità non ha necessità di un capitale sociale obbligatorio ma solo un fondo di dotazione idoneo allo svolgimento delle proprie attività. La SO dovrà tenere le scritture contabili ed i registri e libri obbligatori previsti dalla normativa del paese “ospitante” e dovrà assolvere gli adempimenti tributari, cioè:

  • presentare le dichiarazioni fiscali,
  • presentare le eventuali comunicazioni periodiche, etc.

Per le sedi operative non è prevista la pubblicazione di un proprio bilancio ma sarà necessario redigere uno specifico rendiconto degli utili e delle perdite relativi all’organizzazione per determinare una imposizione fiscale locale.
I soggetti residenti in Italia che gestiscono una stabile organizzazione all’estero sono tenuti di rilevare in contabilità distintamente i fatti di gestione relativi alle stabili organizzazioni. Il risultato d’esercizio della SO deve quindi essere rilevato separatamente.

Disciplina tributaria – Branch Exemption

Nel 2015, il D.Lgs del 14 settembre, n. 147 ha introdotto una disposizione che ha la finalità di fare crescere il numero dei soggetti esteri che operano in Italia. E’ stato introdotto l’art. 168-ter del DPR n. 917/86 che attribuisce alle imprese estere residenti nel territorio dello Stato, di optare per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le proprie stabili organizzazione all’estero (è cosidetta branch exemption). 

Attraverso l’introduzione della branch exemption il legislatore italiano garantisce lo stesso trattamento alle stabili organizzazioni di società italiane che operano all’estero che quello previsto per le società controllate estere presenti in Italia.

Dobbiamo sottolineare che ci saranno i casi che la costituzione di una stabile organizzazione sarà più vantaggiosa dal punto di vista fiscale poiché gli utili da questa prodotti ed attribuiti alla casa madre non scontano la tassazione in capo di a quest’ultima. La tassazione è invece prevista per i dividendi distribuiti dalla società controllata (tassazione sul 5% dell’ammontare dei dividendi distribuiti, ai sensi dell’art. 89 del DPR n.917/86.  

SOCIETÀ ESTERA CONTROLLATA.
Insediamento all’estero tramite la costituzione di una società controllata.

La costituzione di una società estera è una delle opzioni maggiormente utilizzate dagli imprenditori italiani che vogliono estendere i propri affari sui territori esteri. Tra i vantaggi di subsidiary possiamo considerare:

  • la responsabilità sociale limitata,
  • la contabilità e la fiscalità autonoma.

Sono i principali motivi per i quali la costituzione di una società estera è una soluzione di maggiore utilizzo.
A questi vantaggi se ne aggiungono altri, come le norme tributarie comunitarie ed internazionali che favoriscono l’attività all’estero. Le aziende italiane che si insediano oltreconfine possono beneficiare della riduzione o esenzione dell’imposta fiscale sui redditi che si producono tra la casa madre e la società controllata.

Direttiva Madre-Figlia ed esenzione da ritenuta in uscita

Esistono le convenzioni contro le doppie imposizioni nelle norme internazionali e nei rapporti tra le società sul territorio dell’Unione Europea. La Direttiva del 30 novembre 2011, n. 2011/96/UE denominata la Direttiva Madre-Figlia, esenta dall’appplicazione della ritenuta fiscale in uscita i redditi derivanti da dividendi, interessi e canoni intercompany.  In pratica quindi la Direttiva Madre-Figlia prevede le situazioni in cui gli utili di impresa prodotti dalla società localizzata all’estero (cioè dalla Figlia), possono essere distribuiti sotto la forma dei dividendi alla società socia di un altro Stato UE senza far sorgere i nuovi obblighi tributari. L’applicazione della Direttiva farà che i dividendi percepiti dal soggetto italiano ma erogati dalla società partecipata estera non subiranno alcuna ritenuta in uscita. Saranno assoggettate all’imposizione in Italia nella misura prevista dall’art. 89 del DPR n.917/86 (cioè con la tassazione sul 5% dell’ammontare dei dividendi). 

E se fosse una esterovestizione?

Si parla di “esterovestizione” quando si ha una costruzione societaria meramente artificiosa, con una sola finalità di eludere l’imposta normalmente dovuta in Italia. Esistono gli strumenti che il legislatore ha posto in essere nelle norme tributarie per contrastare le elusioni fiscali nell’ambito delle imprese multinazionali. Tra queste norme rientrano le disposizioni tributarie in materia di esterovestizione. Vedi l’art. 73, comma 5-bis del DPR n. 917/86:

Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa:
a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato”.

Società fiscalmente residenti

La nozione direttamente correlata con l’argomento della esterovestizione è il concetto della residenza fiscale. La potestà impositiva si basa proprio sulla residenza fiscale.  Quali società quindi verranno considerate fiscalmente residenti? 

La risposta si trova all’art. 73, comma 3, del DPR n.917/86:
“(…) ai fini delle imposte sui redditi (…) si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato”.

La norma elenca 3 presupposti (sede legale, sede dell’amministrazione e oggetto principale) che sono alternativi fra loro, cioè basta che ricorra uno solo perché la società sia fiscalmente residente in Italia. La società residente sarà quindi soggetta a tassazione per i redditi ovunque prodotti (cioè secondo il principio della world wide taxation). Se in caso di accertamento, secondo l’Amministrazione tributaria, si verifichi che la società soddisfi i requisiti della residenza fiscale in Italia, vige la c.d. inversione dell’onere della prova, cioè  sarà il soggetto a dover fornire le prove idonee a dimostrare che la direzione effettiva della società estera si trova effettivamente all’estero oppure che l’oggetto principale dell’attività della subsidiary è insediato all’estero. 

La disciplina delle società controllate estere – CFC

Con la disposizione introdotta dal Decreto Legge n. 78/2009, al comma 8-bis dell’art. 167 del DPR n. 917/86 i redditi conseguiti dalle controllate estere sono tassati per trasparenza quando ricorrono in modo congiunto due condizioni:

  1. Le medesime società estere sono assoggettate a tassazione effettiva inferiore a più della metà rispetto a quella cui sarebbero state soggette ove residenti in Italia;
  2. Hanno conseguito proventi derivanti per più del cinquanta per cento dalla gestione, detenzione o investimenti in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica o dalla prestazione di servizi infra gruppo.

Questa norma di carattere anti-elusivo ha lo scopo di contrastare le c.d. passive companies, cioè le società di mero godimento di cui l’unico scopo è quello di localizzare i loro beni immateriali e finanziari in Paesi dove sussiste la fiscalità particolarmente favorevole. Le disposizioni anti-elusive rendono molto più complesso l’operato delle società controllate estere agli imprenditori che intendono insediare l’attività all’estero. La scelta di una subsidiary comporta quindi il rispetto delle specifiche disposizioni tributarie anti-elusive volte a contrastare i fenomeni di fittizia localizzazione giuridica.

SEDE OPERATIVA (BRANCH) O SOCIETÀ ESTERA CONTROLLATA (SUBSIDIARY)?
Vantaggi e svantaggi.

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L`autore: Anna Czerwinska, laureata in Economia aziendale presso l` Università di Economia ed Innovazione di Lublino e l`Università Carlo Bo a Urbino, esperto Firmissima in internazionalizzazione aziendale, traduttore iscritto sulla lista dei periti presso la Camera di Commercio a Macerata in Italia, in collaborazione con lo Studio Commerciale Farina-Torresi

Contatti: a.czerwinska@firmissima.com / www.firmissima.com

 

 

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